Itinerario Turistico 1
Centro della Città è la Piazza Italia, da cui si irradiano le principali vie cittadine. Verso sud all'angolo destro del Corso Bagni è collocato il Grand Hotel Nuove Terme con annesso stabilimento termale con cure di fanghi, ai quale affluiscono le acque della Bollente.Sulla sinistra di Corso Bagni, nei giardini pubblici, è il bronzeo monumento (1821-1907) allo statista Giuseppe Saracco di Giulio Monteverde (1837-1917).
Di fronte all'albergo Nuove Terme, ha inizio Corso Italia, la via principale della Città. Poco dopo sulla destra, si prende la ripida ma caratteristica salita della Schiavia a scalinata, sulla quale si apre un arco, residuo di una delle porte della cinta medievale della Città.
Alla fine della scalinata si apre la via Cardinal Raimondi, dove subito a destra si trovano il palazzo Marenco e il palazzo Accusani, edifici della seconda metà del' '400 costruiti sulla prima cinta muraria della Città e successivamente rimaneggiati. Il palazzo Marenco conserva nel cortile due ordini di loggiati e nell'interno, in due sale, una serie di soffitti a cassettoni dipinti della seconda metà del 1400, su cui sono rappresentate scene allegoriche, stemmi delle famiglie acquesi e dei dintorni di stile lombardo.
Il palazzo Accusani conserva nel cortile al piano terra un bel loggiato con capitelli quattrocenteschi e all'interno alcune sale decorate.Proseguendo, si inizia la salita del Duomo, dove sulla destra è situato il palazzo Vescovile, costruzione iniziata sotto il vescovado di Bonifacio Sigismondi nella prima metà del secolo XV° ed ampliato dal vescovo Francesco di S. Giorgio come si legge sulla lapide murata sul fianco dell'edificio. Conserva nella sala dell'Episcopio affreschi raffiguranti la serie dei vescovi della Diocesi acquese, una delle più antiche del Piemonte (risalente al IV secolo) e nella annessa cappella una tela di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, nativo di Montabone (1568-1625). Sulla sinistra della stessa salita si trova il complesso del Seminario Maggiore del secolo XVIII° con porticato interno sul quale prospetta la cappella dell'architetto Gualandi di stile neogotico. Si giunge in breve alla piazza, sulla quale prospetta il Duomo, fiancheggiata da due ali di portici che la racchiudono.
Il Duomo, cattedrale della Città, edificato e consacrato nel 1067 da San Guido, Vescovo e Santo protettore della Città, dedicato alla Beata Vergine Assunta, è una costruzione romanica, forse su precedente tempio paleocristiano. Conserva della primitiva architettura parte delle strutture esterne, il transetto e le absidi semicircolari in masselli di pietra con monofore decorate da serie di archetti.Le absidi, restaurate nel 1971/72 dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici del Piemonte, sono visibili dalla via posta sulla sinistra della Cattedrale. Si può notare prospiciente l'abside centrale un sarcofago in granito del secolo Xl° venuto alla luce in seguito ai recenti restauri.
La facciata rimaneggiata in varie epoche è preceduta da un atrio a colonne binate del '600 ed ha un pregevole portale marmoreo del 1941 di Giovanni Antonio Pilacorte maestro campionese di Carona sul'lago Lugano, che scolpì nella lunetta un bassorilievo con l'Assunta e gli Apostoli, nell'architrave un esametro con la dedicazione alla Vergine Assunta ed i busti di San Ambrogio, Girolamo, Gregorio e Agostino. Nello stipite sinistro San Maggiorino 1° vescovo di Acqui del secolo IV e su quello destro San Guido, vescovo dal 1034 al 1070 che edificò la Chiesa. A fianco della facciata è il bel campanile in cotto che risale all'inizio del '400 a cinque piani con bifore e trifore a sesto acuto.
L'interno a croce latina, che mostra in parte la primitiva struttura romanica, è a tre navate fiancheggiate da due: file 'di cappelle laterali più recenti, divise da pilastri. La navata centrale è dominata dalla grande massa marmorea dell'altar maggiore sopraelevato, decorato da rilievi del primo '500 così come i bassorilievi del pulpito in marmo provenienti dallo smembramento della cappella della famiglia Carmaglieri; notevoli i confessionali barocchi finemente intagliati. Le cappelle attuali nella parte Bassa non offrono particolari interessi tranne la prima sulla destra entrando in cui si trova un crocefisso in avorio ricavato da una sola zanna di elefante, opera dello scultore Righetti.
Di fronte a sinistra entrando è la bella cappella settecentesca con al centro il fonte battesimale. Ai lati dell'altar maggiore si trovano due cappelle settecentesche finemente decorate. Sotto il presbiterio si estende l'ampia e suggestiva cripta con un corpo longitudinale triabsidato, suddiviso in tre navatelle da una selva di colonnine. Si conservano all'interno il sarcofago di San Guido e alcuni frammenti di altare appartenenti a scomparse cappelle nobiliari del '500.
Alla destra dell'altar maggiore si aprono la Sacrestia e la Sala Capitolare dei Canonici, in cui sono conservate due pregevoli tavole: il Trittico del Bermejo detto Rubeus, uno dei maggiori rappresentanti della pittura spagnola della fine del '400, rappresentante al centro la Madonna col Bambino e il committente, nei pannelli laterali a sinistra la nascita della Vergine e sotto San Francesco, a destra la presentazione di Gesù al Tempio e il pittore (?); la seconda tavola (S. Guido e i dottori) è opera piemontese di influenza lombarda del '400.Da una porticina sul braccio destro del presbiterio si accede al bellissimo chiostro dei canonici del sec. XV a due ordini di loggiati con robusti pilastri cilindrici e attorno le abitazioni dei canonici costrute dal vescovo Costantino Marenco verso la fine del 1400. Alle pareti sono murati vari frammenti architettonici provenienti da ristrutturazioni del Duomo.
Dal portico sulla piazza adiacente al palazzo vescovile si passa in Via Verdi, dove subito di fronte è il Ricovero Ottolenghi che costituirà nel '500 il vecchio ospedale della città, con bel cortile e portici sovrastato da un doppio loggiato sui due lati. Nel giardino è posto il gruppo bronzeo « Figliol Prodigo » di Arturo Martini (1889-1947).
Nella piazzetta Verdi, adiacente al ricovero, si trova un edificio con facciata del primo '400 con finestre ogivali in cotto.
Prendendo lungo il fianco sinistro del Duomo la Via Domenico Barone, si sale al Castello dei Paleologi. Costruito nel secolo XI, il Castello fu roccaforte del Borgo Medioevale nel corso di numerosi assedi, dominio dei Marchesi del Monferrato (1278) e dei Gonzaga. Distrutto parzialmente nel 1646, dopo alterne vicende, venne ripristinato nel 1815 e recentemente, in parte, restaurato. Il Castello attualmente ospita il Carcere Giudiziario ed il Museo Archeologico Comunale. I reperti illustrano con sufficiente varietà la vita materiale della Città e del territorio dalle origini all'età romana, la più rappresentata nelle manifestazioni e negli aspetti più significativi della vita quotidiana. La raccolta comprende un gruppo di epigrafi tra cui spiccano le steli funerarie della famiglia Mettia, di Marco Valerio e Paolo Caninio, una tipologia delle tombe rinvenute nei sepolcreti cittadini, tra cui sarcofagi in pietra e in piombo, una serie di anfore, mosaici ed elementi architettonici, vasellame e lucerne, monili in bronzo e in osso.
Di particolare rilievo sono i vetri, di eleganti e rare forme, una serie di quattro strigili in bronzo (usati da atleti e gladiatori per detergere il sudore), sulla cui impugnatura sono incise a bulino figurine di guerrieri, uno stilo d'argento con sigillo in onice su cui è raffigurato un ippogrifo e un magnifico rython (vaso a forma di corno) decorato a foglie e terminante in testa di capra.Sul colle che dal Castello degrada verso la stazione ferroviaria si estende il giardino pubblico ornato dal monumento ai Caduti di Pietro Canonica, e dal monumento a Giacomo Bove (esploratore artico nato a Maranzana nel 1852) di Eugenio Baroni.
Itinerario Turistico 2
Da Corso Italia si svolta a destra nella Via G. Saracco fiancheggiata da due palazzi neoclassici con portici: sotto quello destro ospitante il palazzo del Tribunale è murato un mosaico romano scoperto nel 1898 durante scavi effettuati sulla piazza della Bollente. Vi si legge:
L. VLATTIVIS P.F.L. VALERIV...
D.D. CAMERAS PAVIMENTA TECT...
L VALERIVS M.F. CV...TOR PRO...
D.D. CAMERAS PAVIMENTA TECT...
L VALERIVS M.F. CV...TOR PRO...
Tale iscrizione vuole indicare che i due cittadini L. VLATTIVS e L. VALERIS fecero costruire l'edificio di cui il mosaico faceva parte, destinato quasi certamente ad uso pubblico termale.
Si giunge nella piazza della Bollente già piazza dell'Archivolto, la maggiore attrattiva della Città, con al centro la marmorea edicola ottagonale di linee classicheggianti edificata nel 1879 dall'Arch. Giovanni Cerruti, dalla quale scorga alla temperatura di 74,5 °C con la portata di 560 litri al minuto acqua salso-bromo-salso bromo iodica, sprigionando ampi vapori. La Bollente è la meta obbligata di tutti i visitatori di Acqui e di coloro che vi soggiornano per le cure ed è molto usata quale bevanda per scopi terapeutici.
Si giunge nella piazza della Bollente già piazza dell'Archivolto, la maggiore attrattiva della Città, con al centro la marmorea edicola ottagonale di linee classicheggianti edificata nel 1879 dall'Arch. Giovanni Cerruti, dalla quale scorga alla temperatura di 74,5 °C con la portata di 560 litri al minuto acqua salso-bromo-salso bromo iodica, sprigionando ampi vapori. La Bollente è la meta obbligata di tutti i visitatori di Acqui e di coloro che vi soggiornano per le cure ed è molto usata quale bevanda per scopi terapeutici.
Il ritrovamento di una fontana e del mosaico sopradescritto di epoca romana, stanno a dimostrare che attorno alla stessa fonte dovevano sorgere certamente importanti costruzioni termali, che testimoniano come il fiorire della vita civile della Città nei secoli è sempre stato strettamente legato allo sfruttamento delle acque sulfuree.A sinistra della fontana è la torre dell'orologio eretta nel 1763 senza fondamenta, appoggiandosi sulle case adiacenti.
Proseguendo dietro alla fontana della Bollente, in Via Manzoni, (nel vicolo a sinistra bello stemma nobiliare in pietra), una delle più caratteristiche vie del vecchio quartiere, la Pisterna si possono ammirare alcuni portali settecenteschi e al numero 16 è il palazzo Chiabrera del sec. XVI. Alla fine di Via Manzoni, sulla sinistra, è la Porta Nizza ad arco ogivale, costituente l'unica superstite porta carraia della cinta medievale. A destra di Via Manzoni, poco dopo, si apre la piazzetta Massimo d'Azeglio sulla quale prospetta la Chiesa di S. Antonio di stile barocco; custodisce all'interno un bel coro e nella sacrestia armadi dì squisita fattura, opere d'intaglio del barocco piemontese.
A destra della chiesa, si apre la Piazza della Conciliazione, piazza formatasi negli anni 1950/60 in seguito a sventramenti del centro storico più antico ormai degradato. Nel corso di alcuni scavi archeologici (1979) sono state ritrovate strutture murarie di epoca romana ed una vasta necropoli di epoca paleocristiana. Sulla piazza prospetta il palazzo Talice-Radicati con bel portale gotico in pietra, complesso assai notevole, ma ormai in stato di abbandono. Dalla sommità della piazza la Via Conciliazione conduce alla piazza S. Guido e di qui al Santuario della Madonnina, chiesa edificata nel '700 ed abbellita successivamente dal Vescovo Contratto ivi sepolto.Ritornando in piazza M. D'Azeglio si prende la Via G. Bella in cui al n. 1 si trova il palazzo Veggi già porta del secolo XVI-XVIII con bel loggiato interno al piano terreno ed un portale in arenaria del secolo XVI°.
Proseguendo, al termine della via, sulla sinistra al n. 2 è il palazzo Thea, interessante costruzione tardo seicentesca con portale barocco, grandioso atrio, con scalone interno rimaneggiato ed alcune sale della stessa epoca.
Segue la piazzetta dei Dottori, dove esisteva una delle più antiche chiese di Acqui, Santa Maria Rotonda, della quale purtroppo si è perduta ogni conoscenza.Al n. 1 è il palazzo Sicco d'Ovrano, costruzione seicentesca, con portale barocco e bei loggiati interni.
Continuando nella Via Capra al n. 1 si trova il palazzo Della Chiesa ora Massucco Degola, casaforte costruita inforno alla metà del sec. XIV° come si può vedere nella facciata retrostante su via della Bollente in cui compaiono monofore gotiche.
Il palazzo presenta un cortile a due ordini di loggie. All'interno qualche frammento di affresco e soffitti a cassettoni lignei dipinti del secolo XV di scuola lombarda. Nella stessa via Bollente a seguito del restauro del palazzo del Tribunale (1980) sono comparse altre monofore gotiche della stessa epoca. Si giunge alla Piazza Duomo e di qui si toma alla Piazza Italia.
Itinerario Turistico 3
Dalla Piazza Italia seguendo lo stesso corso omonimo, si giunge in Piazza San Francesco, in cui è posta la fontana della "rocca" del 1828. Sulla piazza prospetta la chiesa di S. Francesco, assai rimaneggiata con facciata ottocentesca con portali lignei del Monteverde (1837-1917). All'interno vasta navata centrale con volta a botte. Conserva due tele di pregevole fattura quali nella navata destra un'Epifania di Raffaele Angelo Soleri (noto dal 1567 al 1589) e su un pilastro della navata centrale a destra un'Immacolata di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (Montabone 1568-Moncalvo 1625).
Nella parte retrostante l'abside poligonale è il campanile del periodo gotico (sec. XV) con monofore ogivali.
Nella adiacente ex Caserma C. Battisti (ora sede di scuole) si trova il chiostro con colonne ottagonali e capitelli cubici in cotto del 400 appartenente con la chiesa di S. Francesco ai frati minori osservanti.
Di fronte alla chiesa di San Francesco sulla piazzetta Abram Levi (bronzeo monumento a Vittorio emanuele II del 1886) si trova il palazzo del Municipio, antica ma assai rimaneggiata dimora dei Conti Lupi di Moirano: all'interno belle sale del sec. XVIir.
Nella adiacente ex Caserma C. Battisti (ora sede di scuole) si trova il chiostro con colonne ottagonali e capitelli cubici in cotto del 400 appartenente con la chiesa di S. Francesco ai frati minori osservanti.
Di fronte alla chiesa di San Francesco sulla piazzetta Abram Levi (bronzeo monumento a Vittorio emanuele II del 1886) si trova il palazzo del Municipio, antica ma assai rimaneggiata dimora dei Conti Lupi di Moirano: all'interno belle sale del sec. XVIir.
Di fronte il palazzo Robellini, poi Dagna Sabina con ingresso a colonne binate con capitelli decorati.
Sull'architrave all'ingresso quasi illeggibile è l'iscrizione latina posta da Antonio Robellino a memoria dei restauri compiuti alla casa.
All'interno belle sale con stucchi di notevole fattura. Il palazzo è stato integramente restaurato a cura della Civica Amministrazione in questi ultimi anni. È ora destinato a sede di iniziative culturali, tra cui il museo di scienze naturali e nelle cantine ha sede l'enoteca dei vini tipici locali.
Sull'architrave all'ingresso quasi illeggibile è l'iscrizione latina posta da Antonio Robellino a memoria dei restauri compiuti alla casa.
All'interno belle sale con stucchi di notevole fattura. Il palazzo è stato integramente restaurato a cura della Civica Amministrazione in questi ultimi anni. È ora destinato a sede di iniziative culturali, tra cui il museo di scienze naturali e nelle cantine ha sede l'enoteca dei vini tipici locali.
Si prosegue nel vicolo e svoltando a destra nella Via Garibaldi si giunge all'ampia piazza dell'Addolorata. Vi si trova l'interessante basilica di S. Pietro, l'antica Cattedrale. È la prima Cattedrale costruita nel recinto del cimitero dei primi cristiani di Acqui all'epoca di San Maggiorino (sec. IV° d. C.) ricostruita in forme romaniche, fu abbazia benedettina, successivamente abbandonata e poi ripristinata al culto all'inizio del sec. XVIII dedicandola a Maria Addolorata.Restaurata negli anni tra il 30' e il 60' conserva dell'epoca alto medievale la parte absidale e il notevole campanile ottagonale. L'interno è a tre navate divise da poderosi pilastri quadrangolari con copertura a capriate. L'abside mediana, sopraelevata, è alleggerita da sei nicchie a fondo piano. Nella navata sinistra è conservato un affresco del sec. XV° che rappresenta la deposizione e ai lati i primi vescovi S. Maggiorino e S. Tito.
Sulla stessa piazza, oggetto purtroppo di guasti causati da interventi edilizi moderni inopportuni, si trova sul lato sud il palazzo Roberti con facciata a stucchi di stile neogotico, con portale d'ingresso del '500 su Via Togliatti. Il palazzo, con due serie di loggiati interni attualmente tamponati, conserva alcune sale finemente decorate.
Da Corso Dante si ritorna alla Piazza Italia.
Sulla stessa piazza, oggetto purtroppo di guasti causati da interventi edilizi moderni inopportuni, si trova sul lato sud il palazzo Roberti con facciata a stucchi di stile neogotico, con portale d'ingresso del '500 su Via Togliatti. Il palazzo, con due serie di loggiati interni attualmente tamponati, conserva alcune sale finemente decorate.
Da Corso Dante si ritorna alla Piazza Italia.
Itinerario Turistico 4
Da Piazza Italia si prende il rettilineo Corso Bagni in cui subito a sinistra si trova il Palazzo neoclassico già sede delle Poste ed ora del Liceo Classico. Nei giardini adiacenti è posto il monumento alla Resistenza opera nata dalla collaborazione degli scultori S. Caldini e M. Ferrari.
Sul lato destro sotto i portici e la sede dell'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno e negli scantinati dello stesso palazzo si trovano le strutture di una piscina termale di forma rettangolare di epoca romana, con tre ordini interni di gradini, rinvenuta in seguito alla costruzione dello stesso palazzo (1913) e attualmente (1981) in fase di restauro.
Si sottopassa la ferrovia e subito a sinistra si può notare un edificio del periodo liberty (1° novecento).Si prosegue nel rettilineo corso Bagni che dopo un lungo tratto alberato (si nota al n. 179 un palazzotto in stile liberty) porta ad attraversare la Bormida sul ponte Carlo Alberto.
Si vedono a destra sul greto del fiume i resti dell'acquedotto romano di epoca augustea che derivava l'acqua del torrente Erro con un percorso di Km. 10 circa. Dell'acquedotto, il più insigne esempio del genere conservato in Piemonte, rimangono sette pilastri con quattro archi (mt. 7 di luce e mt. 18 di altezza restaurati in questi ultimi anni). Un altro tratto è visibile lungo la strada per la Valle dell'Erro costituito da altri 8 pilastri. Si giunge così alla zona Bagni che si estende al di là del ponte tra la riva del fiume Bormida e le faide del Monte Stregone, in una posizione verde ed amena trasformata in parco. Qui sono le sorgenti, gli edifici termali, gli alberghi e le pensioni, ed è in questa località che si svolge vivace e più intensa la vita termale da maggio ad ottobre.
Vi si trova una vasta piscina (mq. 6500) con adiacente il Salone Nuovo Kursaal adibito a sala da ballo e discoteca. Poco oltre, immerso nel verde del parco che lo circonda, è il Grand Hotel Antiche Terme, e l'albergo Regina con annessi stabilimenti per le cure termali e campi da tennis.Il viale termina con lo Stabilimento Carlo Alberto costruito nel 1845 per la cura dei poveri, ultimato nel 1847 come si leqge nell'epigrafe sulla facciata: « PAUPERUM SALUTI - THERMALEM -REX CAROLUS ALBERTUS -A-MDCCCXLVII ». Adiacenti sono le terme militari dove già dal 1787 Vittorio Amedeo II iniziava il reparto di cure autonomo per i soldati.
Di fronte alla piscina, la strada alberata seguendo il fondo-valle del torrente Ravanasco (in questo tratto ricoperto) raggiunge la fonte dell'« acqua marcia » cosidetta per il caratteristico odore che sprigiona. La fonte è inserita in un tempietto di gusto neoclassico, dalla quale per due bocche sgorga l'acqua solforosa, meta caratteristica per gli acquesi e i curandi, essendo il posto molto fresco per la lussureggiante vegetazione.
Una suggestiva passeggiata con ampi panorami su Acqui e la valle Bormida si può effettuare, salendo all'inizio della strada per l'acqua marcia, a Lussito, graziosa frazione di Acqui posta sulle pendici del monte Stregone.
Una suggestiva passeggiata con ampi panorami su Acqui e la valle Bormida si può effettuare, salendo all'inizio della strada per l'acqua marcia, a Lussito, graziosa frazione di Acqui posta sulle pendici del monte Stregone.














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Vi porteremo alla scoperta dei meravigliosi castelli dell'acquese..
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