
Proprio per la sua posizione geografica e per la presenza delle acque termali calde, ACQUAE STAZIELLAE, così era chiamata Acqui Terme all’epoca romana, divenne un importante Municipium , citato da Plinio e nella Tabula Alimentaria di Traiano, che ebbe la sua massima espansione in epoca imperiale come dimostrano i ritrovamenti di importanti edifici pubblici quali l’acquedotto romano (il più insigne esempio del genere in Piemonte), la piscina termale romana, i resti di una struttura muraria appartenente ad un teatro di epoca romana e le testimonianze conservate nel Museo Archeologico nel rinnovato castello cittadino.
La città subì l’occupazioni delle orde barbariche – Goti, Borgognoni ed Ostrogoti – e raggiunse un nuovo ordine solo nel 569 con l’occupazione dei Longobardi che la fecero diventare un ducato; successivamente fu tramutata in contea dai Franchi. MonferratoAlla fine del X secolo Aleramo, già potente funzionario dell’imperatore Ottone primo, fu nominato capo della “marca di Liguria Occidentale”, ed ebbe in concessione vastissimi possedimenti tra il Tanaro, l’Orba ed il Mare. Il secondo ci narra della leggenda, antichissima e nota già nel 1300, secondo cui al giovane Aleramo fu promessa dall’Imperatore stesso tanta terra quanta sarebbe riuscito a percorrere in tre giorni di galoppo; il suo destriero perse un ferro e per riparare al danno e riprendere la corsa lui si servì di un mattone ( = mon), da cui la terra da lui percorsa e da lui acquisita prese il nome di MONFERRATO.
Il Monferrato costituì per molti secoli una nazione e come tutte le nazioni che si rispettino ha avuto le sue ripartizioni interne, territoriali ed amministrative. Il marchesato fu sempre strutturato in due tronconi distanziati tra loro dall’Astesana e collegati tra loro da una stretta lingua di terra in prossimità del fiume Tanaro. La denominazione di questi due corpi separati fu per molto tempo casuale ed arbitraria; così tra il XVII e XVIII secolo si parlava di di “Monferrato Superiore” e di “Monferrato Inferiore” in riferimento rispettivamente alle terre verso il Po e a quelle verso l’Appennino: In epoca ottoniana si rafforzò l’autorità del Vescovo che assunse il titolo di conte estendendo il suo potere temporale oltre che alla città anche sui vari paesi del territorio circostante.Dal 1278 divenne possesso dei marchesi del Monferrato, quindi passò sotto i Gonzaga duchi di Mantova per essere poi invasa da Francesi e Spagnoli ed è proprio in quel periodo (1500-1700) che il castello subì varie distruzioni e ricostruzioni ed è anche in questa epoca che la Città assunse l’aspetto urbanistico che ancora oggi in parte la contraddistingue. Case a corte con loggiati e colonnati costituivano la residenza di una folta classe aristocratica che aveva le proprie basi economiche nelle proprietà terriere del circondario . Dopo essere stata ceduta nel 1708 a casa Savoia, dopo aver subito il passaggio di Napoleone e le sue truppe e dopo essere tornata ai Savoia, Acqui nel 1861 venne con la unificazione a far parte del Regno d’Italia.
La città assunse un nuovo aspetto legato alla generale trasformazione della vita economica e sociale della Nazione. Divenne rapidamente rinomata non solo in ambito nazionale ma anche internazionale per le sue terme ed i suoi bagni, fu frequentata da vari regnanti e si trasformò dal punto di vista urbanistico ed architettonico.
La città si sviluppò soprattutto oltre il fiume Bormida, in specifico in zona così detta Bagni e questa zona, a partire dal 1850, sarà collegata al centro dal ponte Carlo Alberto, gli stabilimenti termali raggiungono la loro massima espansione con l’edificazione dello stabilimento militare e quello degli indigenti. Verso la seconda metà del 1800 si fa più incisiva l’attività del senatore acquese Giuseppe Saracco che fa realizzare il tempietto ed i portici della Bollente, l’attuale piazza e corso Italia, i palazzi della società operaia, il mercato coperto, le poste e le scuole elementari.











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