Storia delle Terme di Acqui
Avvenimenti storici
Acqui fin dalle origini, da quando i Romani la fondarono nell'agro conquistato ai Liguri Stazielli, ha come elemento dominante nel proprio destino l'acqua: quella fumante, s'intende, ricca di proprietà terapeutiche, che sgorga nel centro della città e di là da Bormida, ai piedi di Monte Stregone.
Il suo nome antico, "Aquae Statiellae", allude alla dovizia di fonti termali, le stesse ricordate durante il loro primigenio splendore da Plinio il Vecchio e da Strabone.
Più dell'etimo e della letteratura, però, il passato delle terme acquesi s'erge monumentale nelle residue strutture dell'acquedotto del I sec. d.C: quegli archi e tratti di condotto che un tempo portavano l'acqua del torrente Erro ad alimentare, oltre a fontane pubbliche e private, soprattutto le piscine dei complessi termali.
Al riguardo, recentemente è stata restaurata e resa visitabile una vasta piscina gradonata appartenente ad un grande impianto romano prossimo all'Hotel "Nuove Terme"; mentre di un'altra importante struttura "balneare", rinvenuta nel secolo scorso sotto l'area del tempietto neoclassico di Piazza Bollente, è visibile in quel sito parte del pavimento a mosaico che riportava i nomi dei committenti.
Si riferiva sicuramente a questo complesso termale il longobardo Paolo Diacono quando alla fine del Vili secolo, nella sua "Historia", ricordava Acqui come "...ubi aquae calidae sunt...", allo stesso modo del vescovo dì Cremona Liutprando che nel Novecento, pur in momenti oscuri d'incursioni saracene, identificava la Città con l'area termale della Bollente.
Con i cambiamenti epocali seguiti all'anno Mille e la formazione del Comune acquese si avrà pure per le strutture termali un rinnovo: la loro rinascita in un ambiente storico del tutto mutato.
Risale infatti alla fine del Millecento l'estensione, da parte del Comune, delle mura intorno alla "Bollente" e 10 scavo della grande piscina a gradoni o bagno pubblico che ha conferito per secoli l'aspetto e il nome medesimo alla piazza.
Alla fine del Medioevo, poi, verso il 1480, grazie ai lavori edilizi promossi dal Cardinale Teodoro, fratello del Marchese Guglielmo Vili di Monferrato, le strutture termali di là da Bormida inizieranno quello sviluppo che nel corso del XVI secolo le porterà a soppiantare completamente quelle cittadine. Si giungerà così al Seicento, epoca in cui in città rimarranno in funzione solo alcuni bagni, mentre gli impianti di là da Bormida, progressivamente ingranditisi sino a giungere a cento e più camerini, nel 1687, dopo una rovinosa frana, verranno completamente riedificati a spese del Duca di Mantova nelle forme che -nonostante le modifiche operate nei secoli - costituiscono tuttora l'ossatura dell'Hotel "Antiche Terme".
Il progetto della "Regia fabbrica", opera dell''architetto casalese Giovanni Battista Scapitta, con la sua organizzazione spaziale a quadrilatero porticato attorniante la piscina a cielo aperto, avrà un carattere potentemente innovativo sull'architettura termale non unicamente italiana, ma addirittura europea, la quale solo nella prima metà del Settecento - innanzi tutto, a Bath, a Vichy e a Plombieres - presenterà soluzioni altrettanto organiche e funzionali.
Con il procedere del tempo la suddetta "fabbrica" e l'area circostante saranno oggetto di diversi interventi. Il principale avverrà nel 1789, quando Varchitetto Giovanni Battista Ferroggio porterà ad esecuzione il vecchio progetto di separare gli impianti e gli alloggiamenti dei militari con la costruzione di una nuova fabbrica in adiacenza di quella scapittiana.
La prospettiva settecentesca di rendere la città termale luogo di completa rigenerazione psicofisica e non solo di cura, già implicita nella separazione degli impianti per militari da quelli civili, proseguirà nel 1826/'27 ad opera di Re Carlo Felice con l'erezione di una prima "casa pel ricovero de' poveri" e, quindi, con l'aggiunta di due ali alla fabbrica Regia e la completa ridefìnizione dei giardini all'interno e all'esterno della medesima.
La separazione delle terme "dei poveri" dalle "Antiche" troverà una sistemazione definitiva ed estremamente innovativa con l'erezione, nel 1847, del cosiddetto "Carlo Alberto" ad opera dell''ingegnere Lorenzo Gianone. Lo stesso Carlo Alberto, poi, sarà il promotore del ponte sul Bormida - terminato nel 1850 - , fondamentale collegamento con la città, che nel suo sviluppo urbanistico tardo ottocentesco crescerà proprio lungo l'asse viario (Corso Bagni) creato con l'erezione del ponte.
All'apice di questo tracciato, infatti, subito fuori le vecchie mura, ove è l'attuale Piazza Italia, nei decenni 1870/'80 sorgeranno e prenderanno lentamente forma l'Albergo "Nuove Terme" e i suoi impianti; l'altro polo termale d'Acqui, da secoli negletto - nonostante il grande progetto napoleonico d'utilizzo a scopi curativi dell'area di San Francesco - , tornerà così rinvigorito a risplendere e ad affiancare, com'è tuttora, l'area termale d'Oltrebormida. Premessa a questa rinascita sarà nel 1868 il passaggio delle Terme dal Regno al Comune di Acqui, rappresentato dalla figura del suo più grande uomo politico, il futuro Senatore Giuseppe Saracco. Dopo ciò, nel 1879 verrà inaugurato un primo Stabilimento di cura, completato nel 1881 per quanto concerne la parte alberghiera. Il progetto di questo primo cantiere, comprendente il fronte verso l'attuale Piazza Italia, poi radicalmente modificato nel 1930, e quello lungo Corso Bagni, sarà firmato dagli ingegneri Malvoni, De Bernardi, Ferrari e Ceruti. Un secondo cantiere diretto dall''ingegnere Mario Vicari porterà nel 1889 al completamento degli interventi con l'erezione di un organico ed elegante nuovo Reparto di cure aggettante verso il giardino interno delle "Nuove Terme".
Con l'avvento degli anni Trenta del secolo scorso, su impulso del concessionario termale Ambrogio Michetti, le Terme di Acqui conosceranno un periodo di notevole crescita strutturale.
Infatti, tra la fine del 1929 e il 1930 verrà ristrutturato il fronte verso la piazza dell'Hotel "Nuove Terme" e si ricostruirà il Reparto cure dello stesso stabile, reparto che è quello attualmente in uso. Nello stesso giro di anni in zona "Bagni" verrà eretto il Kursaal; nel 1931 in poco più di due mesi si costruirà il nuovo Reparto di cure "Regina", in uso tuttora; nel 1932 la grande piscina all'aperto, originariamente dotata di acqua termale; nel 1934 si interverrà all'interno dell'Hotel "Antiche Terme" per erigere una nuova grande "Hall"; infine, nel 1938 si costruirà a fianco del Reparto cure l'Albergo "Regina".
Al culmine di questo importante periodo, nel 1939, le Terme di Acqui verranno nuovamente demanializzate e solo recentemente, nel 1998, ritorneranno ad essere pertinenza amministrativa del Comune di Acqui e, soprattutto, della Regione Piemonte, i quali inizieranno una generale opera di rinnovo del patrimonio immobiliare dell'Azienda che, pur essendo tuttora in atto, hanno condotto in pochi anni alla completa ristrutturazione e ampliamento dell'Hotel "Nuove Terme", alla nascita di un grandioso padiglione del Reparto "Regina" dedicato al fitness termale e all'elevazione di un piano di quest'ultimo reparto, con la conseguente creazione di nuovi ed eleganti spazi d'utilizzo per cure e visite mediche.
Citazioni e letteratura scientifica
I primi autori a trattare o a citare le acque termali del nostro centro sono, ancora nell'Antichità, Strabone e Plinio il Vecchio. Soprattutto quest'ultimo si sofferma a specificare le virtù terapeutiche delle acque che, come per Pozzuoli in Campania o Aix in Provenza, avrebbero costituito la ragione della nascita di "Statiellas in Liguria", ossia della nostra città.
In epoca altomedioevale, nonostante l'avvenuto crollo della civiltà romana e con essa dell'attività termale, nella pur diffusa carenza di documentazione emergono la citazione di Paolo Diacono, storico della gente longobarda vissuto a cavallo tra i secoli Vili e IX, che nella sua "Historia" indica Acqui come "ubi aquae calidae sunt", e quella del vescovo di Cremona Liutprando, che nella seconda metà del X secolo identifica la Città con le sue terme, ossia con il complesso termale che era in piazza Bollente e di cui ci ha lasciato una succinta descrizione.
In età comunale, tra fine Millecento e inizi Duecento, come già accennato, le antiche strutture termali acquesi circostanti la fonte "Bollente", tornate d'interesse terapeutico, verranno rinnovate pur in un ambiente storico completamente mutato rispetto all'epoca romana. Infatti, relativamente a queste terme, la tradizione letteraria iniziata nella prima metà Trecento dai cronisti enciclopedici Benzo d'Alessandria e Fra Jacopo d'Acqui parlerà concordemente di una grande vasca gradonata a cielo aperto in cui si bagnavano malati d'ogni genere, anche lebbrosi, mentre vicino, in una promiscuità tipicamente medievale, s'avvicendavano a sfruttare la fonte calda lavandaie, barbieri, macellai, tosatori, panificatori e altri artigiani della città.
Per il secolo XIV si può ancora menzionare la citazione letteraria di Guido Cavalcanti; poi, con l'avvento del Quattrocento e il diffondersi sull'onda dell'Umanesimo di una maggior attenzione per il mondo Classico, le nostre cure termali, abitualmente praticate dai Marchesi di Monferrato, oltre che dai Marchesi di Saluzzo, d'Este e dai Gonzaga, verranno descritte e per quei tempi scientificamente indagate dal fisico ferrarese Michele Savonarola e, soprattutto, verso il 1425, nel suo "De balneis civitatis Aquensis...", da Antonio Guainerio, medico del Marchese Gian Giacomo di Monferrato e prima ancora di Filippo Maria Visconti. Nel secolo successivo, il Cinquecento, le terme di Acqui saranno citate da Fra Leandro Alberti, da Andrea Baccio da Sant'Elpidio, da Giovanni Boterò, mentre verranno dettagliatamente descritte nel 1552 nell'opera di Bartolomeo Viotto, fisico dell'Università di Torino. Da quest'ultimo trattato, come dagli scritti precedenti del Savonarola e del Guainerio, emerge che fino alla metà del XVI secolo le cure termali acquesi praticate entro il concentrico della città, presso la fonte Bollente, erano essenzialmente costituite dall'idropinoterapia, da bagni, da doccie e da stufe, mentre la lutoterapia era effettuata unicamente nei laghi d'Oltrebormida, con i fanghi naturali ivi contenuti.
Per quanto concerne il Seicento, o meglio gli inizi di questo secolo, si ricordano: il "Trattato dei Bagni della Città d'Acqui in Monferrato...", dato alle stampe nel 1606 dal Medico Simone Antonio Leveroni da Fossano, e il "De balneis et lutis Aquensibus...", opera del Medico acquese Aurelio Scassi stampata nel 1612. Dopo di loro, nel corso dei secoli XVII e XVIII, più di un autore parlerà intorno alle nostre terme - da fine Cinquecento ridottesi ormai ai soli impianti dei Bagni d'Oltrebormida -: tra essi, soprattutto, merita di essere ricordato Vincenzo Malacarne per il suo "Trattato sulle Regie Terme Acquesi", dato alle stampe nel 1778 e importante, oltre che per la lucidità dell'apporto medico, anche perché fotografa la situazione delle cure negli impianti d'Oltrebormida (riedificati dai Duchi di Mantova nel 1687) prima del grande sviluppo dato a tali strutture dai Savoia tra la fine del Settecento e la metà del secolo successivo.
L'Ottocento inizia significativamente con il breve studio, datato 1807, dell'Ispettore francese degli Ospedali Militari Jean Charles Lesne "sulla Città d'Acqui" "e le sue acque termali"; cui seguono alcuni saggi scientifici, indaganti aspetti chimici legati alle acque, e veri e propri volumi monografici sulle Terme di Acqui che assumeranno gradualmente la tipologia di guide per il bagnante; tra questi ultimi si ricordano: L. Granetti, "Cenni sulle Terme di Acqui", Torino 1841; Padre I. Ratti, "Le Regie Terme di Acqui", Milano 1844; G. Lavezzari, "Guida ai Bagni d'Acqui...", Acqui 1869; P. Schivardi, "Giuda ai Bagni d'Acqui", Milano 1873; e D. De Alessandri, "Acqui le sue Tenne e i suoi dintorni", Acqui 1888. Quest'ultimo autore, nonché Direttore Sanitario delle terme acquesi, è il primo a descrivere il nuovo Stabilimento termale aperto nel 1879 nel centro della città, ossia le attuali "Nuove Terme".
Con il XX secolo prosegue la produzione a carattere scientifico divulgativo e turistico delle "guide per il bagnante", tra le quali emergono per interesse quelle di F. Meda, "Le Terme di Acqui. Le loro vicende. I loro problemi", Acqui 1916, e quella a maggior impronta sanitaria di S. Pisani, "Le Terme di Acqui", Firenze 1927.
Nello stesso tempo, conforme all'approfondirsi e al diffondersi generale di studi di Reumatologia e di Idrologia Medica, le nostre Terme e l'attività terapeutica in esse svolta cominciano a divenire oggetto di una saggistica specifica che assume il carattere di una vera e propria produzione scientifica di alto profilo dopo l'istituzione nel 1929 di un Comitato di consulenza scientifica, composto dai maggiori Clinici delle Università italiane, e la contemporanea fondazione del "Centro di Studi di Reumatologia e di Fangoterapia": istituto fornito di "modernissimi laboratori d'analisi, radioscopia e elettrocardiografia" e presieduto dal Prof. Mario Donati, Direttore della Clinica Chirurgica della R. Università di Torino, e dal Prof. Ferdinando Micheli, Direttore della Clinica Medica della R. Università di Torino. Da questo momento e soprattutto nel corso dei decenni immediatamente seguenti, si svilupperà una serie di studi basati su indagini di laboratorio ed epidemiologiche che porteranno le firme prestigiose di autori quali: M. Cornei, A. Bich, M. Pescarmona, A. Robecchi, F. Quaglia, P. Farneti, P. Mascherpa, T. Galli, V. Bianchi e, da ultimo solo cronologicamente, il Prof. Guido Ricci, Direttore Sanitario delle Terme d'Acqui fino al 1998. Lo stesso Prof. Ricci darà grande impulso nel corso di più di tre decenni di attività termale alle "Giornate Cardio-Reumatologiche Acquesi": evento tuttora di risonanza nazionale che avendo visto la luce nel 1951 risulta prioritario nella storia del Termalismo italiano.
Per chiudere nel segno della continuità questa breve rassegna sulla letteratura scientifica (e non) relativa alle Terme di Acqui, è dell'anno appena trascorso, il 2006, la realizzazione di una approfondita ricerca sperimentale condotta dal Prof. P. C. Braga, Direttore del Centro di Farmacologia Respiratoria della Facoltà di Medicina dell'Università di Milano, sugli effetti antiossidanti che l'acqua sulfurea della nostra fonte "Acqua marcia" esercita sui neutrofili respiratori.
L'ACQUA
L'acqua della sorgenti termali acquesi ("Bollente", "Del lago", "Acqua marcia"), che sgorga tra vapori sulfurei nel cuore antico della città di Acqui e di là da Bormida, in zona Bagni, è la stessa caduta come pioggia e neve sulla dorsale appenninica a monte delle valli Orba ed Erro, ad un'altezza media di poco meno di 1.000 metri, probabilmente più di 1.500 o 2.000 anni fa (questo dato della bibliografia scientifica più recente ha sostituito, appoggiandosi su nuove valutazioni, il periodo di 70 o 80 anni ritenuto valido ancora negli anni '80).
In questo lunghissimo lasso di tempo, la nostra acqua è penetrata lentamente nel sottosuolo fino ad arrestarsi, probabilmente su di un basamento mesozoico di rocce ofiolitiche carbonatiche evaporitiche, a notevoli profondità, tra i 2.500 e i 3.000 metri (serbatoio primario), dove, in rapporto al cosiddetto gradiente geotermico, per il quale si riscontra un aumento della temperatura di 1°C ogni 33 metri di discesa, ha assunto l'elevatissimo calore che contraddistingue la "Bollente" (73°C circa) e, in parte le sorgenti "Del lago". La presenza di un sistema di faglie, ossia di spiccate fenditure nella crosta terreste del territorio acquese, ha poi favorito, soprattutto nel caso della "Bollente", una rapida e incontaminata risalita della suddetta acqua e, quindi, il mantenimento della temperatura assunta nelle profondità del suolo.
Nel suo viaggio millenario l'acqua dell'Appennino è giunta in contatto con importanti strutture geologiche e, grazie ad interazioni chimiche, ha assunto la composizione minerale che la caratterizza. Al pari di altre acque termali che sgorgano nella valle del Po, ai piedi delle propaggini appenniniche, anche la "Bollente", le "Sorgenti del lago" e l'"Acqua marcia" hanno attraversato i relitti sotterranei di quel grande mare che in epoca Secondaria (Mesozoico), cioè milioni di anni fa, occupava le basse terre dell'Italia settentrionale e, significativamente, ne hanno portato con loro il ricordo nella particolare ricchezza di cloruro di sodio, di bromo e di jodio.
Per altro modo l'attacco chimico portato dalla nostra acqua in presenza di anidride carbonica a depositi gessosi contenuti sul fondo del serbatoio, spiega la consistente presenza di solfati nelle sorgenti "Bollente" e "Del lago" e, indirettamente, l'elevata percentuale di sulfuri delfAcqua marcia". Infatti, l'"Acqua marcia", ricca di sulfuri, ma fredda (circa 19° C), pur provenendo dallo stesso serbatoio primario della "Bollente" non sgorga direttamente in superficie, ma seguendo un proprio tragitto sotterraneo perviene ad un serbatoio secondario posto a meno di 1.000 metri di profondità, dove perde temperatura e in virtù dell'azione di solfobatteri trasforma gli originari solfati in solfuri. I
suddetti e altri costituenti chimici che caratterizzano la "Bollente" e l'"Acqua marcia", cioè due delle sorgenti termali acquesi utilizzate terapeuticamente - l'"Acqua marcia" solo per trattamenti idropinici non convenzionati con il S.S.N. -come appartenenti, seppur in percentuali chimiche diverse, alla classe delle acque sulfureo-salsobromojodiche.
I Trattamenti Termali
Fangobalneoterapia

La fangoterapia è un trattamento terapeutico documentato in Acqui dagli inizi del XV secolo, anche se è prospettabile un suo utilizzo presso il "lago delle sorgenti", in zona Bagni, ben più antico, stante la medioevale denominazione di tale sito come "ad fangas".
In virtù della sua efficacia, la fangobalneoterapia acquese ha da sempre costituito ragione di notorietà tra il pubblico dei curandi e quello medico-scientifico, e tuttora rappresenta, con le cure inalatorie, la serie dei trattamenti più praticati dalla clientela che accede alla nostra stazione termale.
I fanghi naturali, anticamente estratti a forza di braccia dal fondo del "lago delle sorgenti", oggi, per ragioni logistiche ed igieniche, sono preparati in fanghiere coperte dove per più di 6 mesi la componente inorganica d'essi, costituita da argilla e da un agglomerato di minerali allo stato cristallino, si mescola intimamente con l'acqua sulfureo-salsobromojodica della sorgente "Bollente" che vi si immette alla temperatura di circa 60°C.
In questa fase, definita di maturazione, il fango modifica le sue caratteristiche chimiche e fisiche, sviluppando una parte organica comprendente: microflora (solfobatteri, alghe, diatomee, protozoi), microfauna, humus e altro; variando il suo aspetto per l'aumento di pigmenti, di lipidi e steroidi totali (che migliorano l'assorbimento cutaneo di minerali); e, soprattutto, favorendo lo scambio ionico e di mineralizzatori tra l'acqua sulfureo-salsobromojodica e il fango, e aumentando consistentemente sia la plasticità di questo che il suo indice di ritenzione di calore.
Il fango così preparato rimane immagazzinato in appositi serbatoi fino al suo utilizzo nel reparto di cura. Tutte le operazioni di lavorazione, stoccaggio e distribuzione sono meccanizzate e garantiscono l'igiene, la qualità e stantardizzazione delle caratteristiche fisiche del prodotto.
Il fango, quindi, giunge ai reparti di cura delle Terme di Acqui ("Nuove Terme", "Regina" e "Antiche Terme") perfettamente integrato di ioni e mineralizzatori, con un'ottimale plasticità e capacità di trattenere colore e alla temperatura fissa di 48-49°C.

Circa la metodica d'applicazione, bisogna dire che nel reparto l'operatore addetto alla fangatura (il fanghino, ossia il fangarolo di un tempo), seguendo lo schema approntato durante la visita dal medico termale, applica il fango - in quantità variabile, ma comunque non superiore i 25 o 30 Kg - sulle articolazioni indicate e copre il pazienterei circa 15'; dopo di che, tolto il fango, viene praticato nello stesso camerino un bagno terapeutico in acqua termale a 38°Cper circa 10' e di seguito la "reazione" sudatoria, prima sul letto del camerino e, poi, nell'apposito ambiente comune dello stabilimento.
Relativamente alle indicazioni pertinenti la fangobalneoterapia al primo posto, cioè nell'80% o 90% dei casi, vi è Vartrosi primitiva e secondaria; seguono, distanziate: le sciatalgie e le brachialgie croniche, i postumi dolorosi cronici di traumi, alcune forme di reumatismo extraarticolare come le periartriti della spalla e dell'anca, le sindromi fibromialgiche e, in minor numero, le borsiti e le sinoviti croniche, le tendinopatie croniche, le sindromi canalicolari (tunnel carpale). Possono essere oggetto di trattamento anche alcune forme di reumatismo infiammatorio cronico, come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica, quella gottosa e la spondilite anchilosante, unicamente, però, quando il quadro flogistico è spento. Riguardo all'osteoporosi non vi sono controindicazioni, anche se i possibili effetti benefici della cura sono solo indiretti.
Cure inalatoneI trattamenti inalatori si effettuano in Acqui fin dal decennio 1870, cioè non molto tempo dopo la messa a punto in Francia di metodiche inalatorie termali. Si possono, perciò, considerare tra le cure tradizionali della nostra stazione e, anche, tra le più praticate, essendo il numero di clienti delle "inalazioni" di poco inferiore a quello della diffusissima fangobalneoterapia.

Tra le metodiche d'applicazione inalatorie utilizzate negli Stabilimenti termali acquesi ricordiamo in primo luogo, per frequenza e antichità d'uso: l'inalazione caldo-umida, l'aerosol e la nebulizzazione. Seguono: l'humage e, limitatamente all'orecchio medio, l'insufflazione endotimpanica (o il politzer); di impiego ulteriormente specialistico sono, poi, le irrigazioni nasali e le docce micronizzate. Circa l'inalazione caldo-umida, si tratta dell'erogazione di un getto di particelle d'acqua termale delle dimensioni di più di 10-13 micron e della temperatura di 37-40°C che agisce a livello delle alte vie aeree, ossia: naso, faringe e laringe.
L'aerosol è caratterizzato, invece, da un'erogazione di particelle acquose molto più piccole: nel caso delle nostre apparecchiature, utilizzanti aria compressa, il diametro delle particelle può essere inferiore ai 3 micron ed esse si depositano, perciò, nei distretti respiratori inferiori - indirizzando il getto con una mascherina -, oppure a livello di fosse nasali - usando una forcella apposita -.
La nebulizzazione è, a differenza dei precedenti, un trattamento collettivo che si effettua in un ambiente saturo di nebbia fatta di particelle di misure diverse, in genere non superiori ai 60 micron.
Per humage si tratta di gas: ossia, per le nostre acque, di idrogeno solforato, il quale può essere indirizzato ai seni paranasali o ai bronchioli più distali.
Anche le insufflazioni endotimpaniche impiegano gas termale, ossia idrogeno solforato, che viene introdotto dal medico termale nella tuba di Eustacchio del paziente tramite un apposito catetere. In alternativa all'insufflazione si utilizza il politzer crenoterapico, ossia un'oliva in vetro o plastica collegata ad un tubo di gomma in cui passa il gas sulfureo.
Per quanto riguarda le fosse nasali, in rapporto a patologie croniche connesse, sono anche in uso presso le Terme di Acqui: le irrigazioni nasali e le docce micronizzate, metodica più recente che consente la penetrazione di acqua termale nebulizzata pure in cavità di difficile accesso come i seni paranasali e il labirinto etmoidale.
Per quanto concerne le indicazioni relative alle cure inalatorie, distinguendo in base alla metodica d'impiego, bisogna evidenziare che le inalazioni caldo-umide, le nebulizzazioni, gli aerosol nasali, gli humage nasali, le docce micronizzate, i lavaggi nasali, ossia i trattamenti agenti sulle alte e medie vie aeree (fosse nasali, seni paranasali, faringe, laringe, trachea) sono utili per curare riniti croniche, rinopatie vasomotorie, sinusiti croniche, faringotonsilliti croniche, laringiti croniche.
Relativamente ai distretti aerei più distali (bronchi, bronchioli, alveoli) si curano: sindromi rinosinusitiche-bronchiali croniche, bronchiti croniche semplici e bronchiti croniche a carattere ostruttivo, escludendo da ques'ultimo ambito l'asma e l'enfisema avanzato. In questi casi, cioè per patologie delle basse vie aeree, è frequente associare l'azione di specifiche cure inalatorie, come l'aerosol con mascherina e l'humage, al miglioramento della compliance polmonare ottenibile con l'impiego di ventilazioni polmonari e di chinesiterapia respiratoria. I
nfine, per il distretto costituito dalla tuba d'Eustacchio e dall'orecchio medio, ossia per la cura termale di patologie quali: le stenosi tubariche, le otiti catarrali croniche e le otiti croniche purulente non colesteatomatose è elettivo l'utilizzo dell'insufflazione endotimpanica o del politzer, secondariamente affiancati da trattamenti inalatori per le alte vie aeree.
Idroginnastica vascolare
I trattamenti per le malattie vascolari, pur essendo legati ad una convenzione con il S.S.N. acquisita di recente, verso il 1990, sono rapidamente cresciuti d'importanza fino a costituire attualmente la tipologia di cura più praticata dopo i fanghi e le cure inalatorie.
Relativamente alle metodiche d'applicazione della terapia, essa viene abitualmente svolta in piscina termale e utilizza i cosiddetti "camminamenti vascolari": due vasche strette e lunghe che hanno alle pareti dei punti di idromassaggio e in cui l'acqua termale sulfureo-salsobromojodica é alla temperatura rispettivamente di 20° C, per il camminamento freddo, e di 35° C, per quello caldo. Il paziente percorre alternativamente le due vasche, soffermandosi presso i punti d'idromassaggio ed effettuando esercizi utili a favorire il deflusso venoso.
Più raramente l'idroginnastica vascolare può essere praticata in vasca da idromassaggio dotata di piastra per l'erogazione dell'ozono, oppure, soprattutto nel caso di persone molto anziane, può essere sostituita dalla cosiddetta idroginnastica acrovascolare, che grazie all'impiego di apposite vaschette limita l'intervento termale alle sole estremità.
Per quanto concerne le indicazioni esse sono essenzialmente costituite dai postumi di flebopatie di tipo cronico, ossia da: varici e loro complicanze, turbe venose congestizie, esiti recenti o cronici di flebiti, esiti di safenectomia, linfedemi. Risultati meno eclatanti si hanno nel caso di arteriopatie periferiche obliteranti e del fenomeno di Raynaud.
Irrigazioni vaginali
I trattamenti delle affezioni ginecologiche, per quanto attualmente occupino una piccola parte dell'attività termale acquese, vengono praticate da secoli presso le nostre strutture.
Relativamente alle indicazioni delle irrigazioni vaginali esse sono costituite dalle flogosi subacute e croniche riguardanti la vagina, il collo dell'utero, l'endometrio, le salpingi.
Riabilitazione motoria e respiratoria
La riabilitazione dell'apparato respiratorio si è iniziata a praticare presso le nostre Terme nel 1984, mentre la riabilitazione motoria data dal 1994.
In entrambi i casi si tratta di pacchetti di cura in cui trattamenti prettamente termali vengono integrati o associati con chinesi, massaggi, terapie strumentali, ventilazioni: cioè, con terapie che non utilizzano il mezzo termale, ma solo l'ambiente.
In modo più particolareggiato, per la Riabilitazione della funzione motoria si tratta di associare, in combinazioni tipologicamente e numericamente variabili rispetto alle condizioni del recupero (per infortuni recenti) o del mantenimento (per postumi di vecchi infortuni), l'Idrochinesiterapia in piscina termale con la Chinesiterapia, la Massoterapia, la Terapia fisica strumentale: consistendo quest'ultima essenzialmente nelle svariate applicazioni dell'Elettrotrapia (TENS, Ionoforesi, Correnti Galvaniche, Diadinamiche, etc. ), nella Laserterapia, nella Radarterapia, nella Magnetoterapia, nell'Ultrasuonoterapia. La variabilità numerica di tipi di cure inseribili nel ciclo Riabilitativo motorio ha dei limiti: nel senso che si associano giornalmente da un minimo di tre cure (postumi di vecchi infortuni) ad un massimo di sei (infortuni recenti). Relativamente alla Riabilitazione della funzione respiratoria, le combinazioni di cure sono ridotte alle sole variazioni che si possono effettuare per i due tipi di trattamenti inalatori (da mirare terapeuticamente scegliendo tra: inalazioni, aerosol, humage, nebulizzazioni) che, unitamente alla chinesi respiratoria e alla ventilazione polmonare assistita, costituiscono il ciclo riabilitativo in oggetto.
Circa le indicazioni, per la Riabilitazione della funzione motoria per postumi di vecchi infortuni esse sono costituite da artrosi secondaria e in generale da reliquiati dolorosi, da limitazioni, in misura diversa, della mobilità articolare, da conseguenze di traumi del distretto circolatorio periferico, se non, quando l'interessamento è neurologico, dalle sequele più o meno gravi e gravissime che ne possono risultare. Per le indicazioni della Riabilitazione della funzione motoria per infortuni recenti sono l'entità del coinvolgimento funzionale delle strutture osteo-articolari e muscolo-tendinee, in primo luogo, ed eventualmente di quelle vascolari e nervose, oltre che la presenza di dolore e dolorabilità, ha costituire pronta ragione d'intervento e a direzionarne nei particolari il protocollo terapeutico.
Per la Riabilitazione della funzione respiratoria le indicazioni alle Terme di Acqui sono costituite soprattutto dalle pneumoconiosi, ossia, da silicosi e silicatasi, tra le quali per gravità ha un ruolo particolare l'asbestosi: affezioni lavorative, al pari del "polmone del contadino" o della pneumopatia da gas di saldatura, riconosciute come tali dall'I.N.A.I.L. e perciò oggetto d'invio da parte della stessa alle Terme per terapia. Ugualmente importanti sono la Bronchite cronica semplice e la Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (B.P.C.O.) nelle sue varie limitazioni funzionali.
Trattamenti estetici termali
I trattamenti medico-estetici acquesi, che praticati presso le nostre Terme fin dagli inizi degli anni '60 vantano una tradizione ormai quarantennale, dalla fine del 1997, con la creazione di linee cosmetiche per il viso ed il corpo derivate dall'acqua sulfureo-salsobromojodica della città, hanno rioccupato una posizione di un certo rilievo nella serie delle prestazioni non in convenzione offerte al pubblico, pur costituendo sempre una minima parte nel numero globale di trattamenti effettuati annualmente dalla nostra stazione .
La realizzazione nel 1999 di uno specifico centro medico-estetico all'interno del rinnovato reparto di cura "Regina" ha arricchito il settore di una struttura confortevole ed organicamente raccolta in cui, accanto all'estetica prettamente termale, è possibile trovare vari altri presidi che impiegano, ad esempio: il bagno turco, vasche professionali da idromassaggio, elettrostimolatori, apparecchi da pressoterapia, lampade abbronzanti e curative.
Nel medesimo anno 1999 i trattamenti dermocosmetologici hanno visto affiancare all'originario utilizzo di prodotti della nostra linea quello del fango termale. Infatti, studi sperimentali hanno fatto emergere le notevoli potenzialità riequilibratrici del nostro fango e della nostra acqua applicati su cute grassa, di tipo misto, e, in alcuni casi, anche su cute secca.
Dall'anno 2002, infine, è consulente presso le strutture acquesi anche un medico estetico che adempie alla crescente richiesta di piccoli interventi specialistici non risolvibili con il semplice presidio termale.
Oggi, dunque, possiamo dire che la gamma delle cure estetiche fruibili presso le Terme acquesi ha raggiunto completezza e, soprattutto, articolarità, nel senso di adattarsi facilmente alle varie esigenze della clientela.
Volendo fornire un quadro riassuntivo d'esse, per la "linea viso", relativamente ai trattamenti specifici delle nostre Terme, si ricordano: la "pulizia viso con maschera fango" e i "trattamenti viso idratante, nutriente e purificante", utilizzanti prodotti cosmetici appositamente realizzati con la nostra acqua, e il "trattamento viso al fango termale" che impiega direttamente quote di fango selezionate della nostra stazione.
Per la "linea corpo", sempre riguardo ai soli trattamenti specifici acquesi, sono da riportare: i "massaggi con crema anticellulite e con crema rassodante", gli idromassaggi in vasca con acqua termale e ozono e l'articolata serie di trattamenti utilizzanti in varia misura e modo acqua, fango e creme termali per trattamenti "benessere gambe " (per vasculopatie periferiche venose), per trattamenti anticellulite "fango " e "acqua", per trattamenti rassodanti, dimagranti, tonificanti e di "remise en forme".